Processione del Venerdì Santo: i bambini protagonisti della tradizione

Procida – Mentre a Terra Murata la cittadella dei misteri già pullula di ragazzi, alla Congrega dei Turchini, cuore pulsante dell’organizzazione della manifestazione, i confratelli sono già al lavoro per assicurare che ogni dettaglio sia curato con la massima attenzione.

Tra i numerosi aspetti che rendono questa celebrazione unica, spicca il ruolo riservato ai bambini, veri protagonisti della processione. La loro partecipazione non è solo un simbolo di continuità generazionale ma rappresenta anche un forte legame tra passato e presente, un ponte tra la storia e il futuro della comunità procidana.

Da sempre la Processione  coinvolge persone di ogni età, ma sono i bambini a occupare un posto speciale. Fin dalla tenera età, i più piccoli vengono introdotti a questa tradizione antichissima, assumendo ruoli specifici che li rendono parte attiva della celebrazione.

I più giovani sfilano vestiti da angioletti,  i bambini più grandi, invece, portano elementi tradizionali della processione, come le catene, il cofano e altri simboli sacri legati alla Passione di Cristo.

Ma il momento più emozionante e significativo è quello dedicato ai “piccoli misteri”, tavole raffiguranti scene bibliche che vengono affidate direttamente ai bambini, affinché possano sentirsi parte integrante della processione, proprio come gli adulti.

Queste piccole opere  sono custodite con cura alla Congrega  e tramandati di generazione in generazione. Ogni tavola rappresenta un episodio della tradizione cristiana e offre ai bambini l’opportunità di entrare nel cuore della celebrazione, portando con sé un pezzo di storia e fede.

Tra i soggetti raffigurati vi sono: il Volto della Madonna, L’Addolorata, Gesù negli Orti degli Ulivi, La Pesca Miracolosa, La Samaritana al Pozzo, L’Arca di Noè,  e molti altri, ognuno con un profondo significato religioso.

“Questi misteri  – ci dice il Superiore Matteo Germinario – non sono solo simboli di devozione, ma racchiudono anche un pezzo della memoria storica di Procida. Sono il frutto del lavoro paziente e appassionato di confratelli volenterosi che, durante i periodi di inattività della congrega, hanno dedicato il loro tempo alla costruzione e alla conservazione di questi oggetti sacri.

Un tempo, i misteri erano più piccoli e la processione entrava in tutte le chiese dell’isola, permettendo ai fedeli di assistere da vicino a questa sacra rappresentazione. Questo avveniva soprattutto per coloro che partecipavano alla cosiddetta “messa secca”, un rito antico che consentiva ai devoti di seguire la celebrazione senza l’Eucaristia, ma con la possibilità di vedere sfilare i misteri e meditare sulla Passione di Cristo”.

 

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